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Nel 1737, Baldassare Erba Odescalchi commissionò la decorazione della nuova galleria ad uno dei più celebri pittori dell’epoca: Giovanni Paolo Pannini.

Uno sguardo d’insieme all’intera composizione pittorica ci suggerisce quali fossero le intenzioni del pittore nel decorare questa sala: la simulazione, con pezzi di magistrale bravura scenografica, di un loggiato aperto, quasi a ricordare l’originale terrazza cinquecentesca che la galleria era venuta a coprire dopo gli ampliamenti subiti dalla villa.

Rende più verosimile tale suggestione l’abbondanza di fronde e tralci, che, come sospinti dalla brezza, s’intrecciano e si sovrappongono all’intero organismo architettonico “simulato” nella sala.

La decorazione copre la volta e le pareti della galleria con una figurazione di soggetto cosmologico che rappresenta, la Notte, il Mattino, i Mesi dell’anno, le Stagioni, i Continenti, i quattro Elementi, il Sole, la Luna e i segni dello Zodiaco.

Su ciascuna delle pareti minori, Pannini ha dipinto una prospettiva che estende con effetto illusionistico lo spazio reale della sala.

Una fuga prospettica di colonne sostiene una serie di piccole volte a cupola, oltre cui si apre un tendone in broccato, che lascia intravedere lo scorcio di un giardino e il cielo aperto.

Al centro di questa fuga prospettica si stagliano due statue “simulate” dipinte a monocromo: su una parete, il Sole è raffigurato come Apollo Citaredo, su quella opposta Diana Cacciatrice simboleggia la Luna.

Le Stagioni sono rappresentate da coppie di bambini in bilico sulle cornici delle porte, mentre si contendono i grappoli d’uva dell’Autunno, scherzano con le spighe dell’Estate e i fiori della Primavera o giocano con la neve dell’Inverno.

Imponenti figure femminili trovano posto sui finti architravi dello scenario e raffigurano i quattro Continenti conosciuti all’epoca.

L’Europa sostiene la corona dell’aristocrazia e da sotto la sui avete emergono pennelli e libri, quasi a consacrarla come culla di arte e cultura (sulla costa di uno dei libri il pittore ha lasciato il suo autografo: I.P.P. per Loannes Paulus Pannini).

L’America, scoperta da poco più di due secoli, è una fiera guerriera che ha il capo cinto di piume bianche rosse e blu, i colori della bandiera delle colone britanniche.

Nell’allegoria dell’Asia, un cammello accompagna la figura femminile che sostiene un braciere da cui emanano volate di fumo d’incenso, profumo orientale per eccellenza.

L’Africa è un’altra donna dalla pelle scura, che tanto ricorda i tipici ritratti della Regina di Saba.

Sulle pareti maggiori è rappresentata una sequenza di elementi architettonici e scultorei simulati, coppie di colonne sembrano sostenere le crociere della volta, mentre pilastri in forma di erme incorniciano grandiosi vasi dal colore bronzeo e statue di antiche divinità.

Al di là delle colonne del finto marmo, tendoni in broccato scoprono balaustre dipinte in prospettiva che introducono a un illusorio spazio esterno.

Sopra le finestre, nelle lunette create dalle crociere della volta, sono dipinti i busti dei dodici Cesari, allegorie dei mesi dell’anno.

Sulla volta del soffitto, nudi maschili appoggiati ai profili delle crociere sorreggono le cornici di aperture ovali, che contengono le allegorie dei quattro Elementi Naturali.

Ai piedi delle figure maschili a monocromo si alternano variopinte nature morte: fiori e ortaggi accompagnano l’allegoria della Terra, piante acquatiche, conchiglie e coralli quella dell’Acqua, rampicanti e uccelli quella dell’Aria, bracieri fumanti quella del Fuoco.

Nelle vele della volta, in un complesso ornato di cornucopie e fiori, sfingi alate racchiudono i dodici segni dello Zodiaco.

L’intero ciclo pittorico affrescato al Pannini si conclude con una delicata allegoria della Notte: un bambino che dorme sotto un manto stellato, tra un pipistrello ed una civetta.

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